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Doppelganger #2/10

Suggerita o alimentata dagli specchi, dall’acqua e dai fratelli gemelli, l’idea del doppio è comune a molti paesi. E verosimile supporre che massime come di Pitagora, o il platonico, si siano ispirate a tale concetto. In Germania fu chiamato Doppelganger; in Scozia fetch, perché viene a prendere (fetch) gli uomini per condurli alla morte. Incontrare se stessi è di conseguenza funesto; la tragica ballata Ticonderonga di Robert Louis Stevenson racconta una leggenda su questo tema. Ricordiamo anche lo strano quadro How They Met Themselves di Rossetti: due amanti incontrano se stessi, nel crepuscolo di un bosco. Si potrebbero citare esempi analoghi di Hawthorne, Dostoevskij e Alfred de Musset. Per gli ebrei, invece, la comparsa del doppio non era presagio di morte imminente. Era la certezza di aver raggiunto lo stato profetico. Così spiega Gershom Scholem. Una tradizione raccolta dal Talmud narra il caso di un uomo che, cercando Dio, incontrò se stesso.
Nel racconto William Wilson di Poe, il doppio è la coscienza dell’eroe. Questi lo uccide e muore. Nella poesia di Yeats, il doppio è il nostro inverso, il nostro contario, quello che ci completa, quel che non siamo e non saremo mai.
Plutarco scrive che i greci dettero il nome di all’ambasciatore di un re.
da IL LIBRO DEGLI ESSERI IMMAGINARI di Jorge Luis Borges

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